(Politica) La nascita dell’uomo qualunque (1944)

Oggi vi racconterò una storia, quasi una favola per bambini, in cui vi chiederò solo di soffermarvi su alcuni punti ogni tanto e chiedervi di riflettere se queste cose non le avete già viste e sentite di recente intorno a voi.

L’italia si stava avviando mestamente al suo periodo storico più buio e povero, devastata dalla guerra e dalla sua sconfitta. Dalla distruzione di tutto il suo tessuto industriale e da un vuoto politico immenso che non potete nemmeno immaginare. Formalmente esisteva una monarchia ed un parlamento ma erano già esautorati da ogni potere o possibilità di uscire fuori dal ruolo di fantocci in attesa che il nuovo ordine fosse deciso da chi avrebbe poi formalmente vinto la guerra.

Il 27 dicembre del 1944 un giornalista, Guglielmo Giannini, fondò una rivista chiamata “L’Uomo qualunque” che contrariamente agli altri quotidiani, orientati verso lettori che sapessero leggere ed avessero comunque una forma di cultura di base che andasse oltre il sentito dire, si indirizzo specificatamente a tutte quelle masse che vivevano di aforismi, frasi fatte, chiacchiericcio, insomma una specie di rivista da parrucchiera che non approfondiva mai gli argomenti, ma riusciva a dire al popolino esattamente ciò che voleva sentirsi dire.

Non a caso la rubrica più di successo si chiamava “Le vespe” che attaccava in forma estremamente generica gli uomini politici, gli intellettuali, gli industriali, insomma tutti quelli che per “invidia” occupavano una posizione migliore nella società del lettore, anticipando di decenni quell’epoca in cui riuscire a rubare una foto di Adriana Lima struccata avrebbe fatto esultare decine di migliaia di casalinghe, felici per il semplice fatto che “mal cumune mezzo gaudio”.

Il successo della rivista fu sbalorditivo ed inaspettato. Il primo numero ebbe una tiratura di  25.000 unità e solo 5 mesi dopo arrivò a ben 850.000.

Forte del grande seguito e del successo ottenuto dalla rivista, Guglielmo Giannini iniziò a cercare di influenzare la politica, tirando i fili sul gradimento sociale delle masse verso le scelte del governo, spingendo sempre di più su quelle persone a cui i politici avevano promesso una vita migliore prima facendo parte del fascismo, e poi dell’anti fascismo. Un continuo gridare al milione di posti di lavoro e niente tasse per tutti che poi dopo l’elezione del politico di turno si trasformava in un “si si, adesso lo faccio, abbiate pazienza, stiamo lavorando, lasciateci lavorare”

giannini

Il 19 Febbraio del 1946 nasce il Fronte dell’Uomo Qualunque e subito conia slogan generici (appunto qualunquistici) per attirare le masse scontente della società italiana del dopoguerra.

Velio Spano, giornalista dell’unità, definisce il movimento con la seguente frase:

« L’Uomo qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un’anticipazione del fascismo […] i suoi dirigenti […] sono tristi speculatori delle sventure d’Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio »

In poche parole un movimento di destra mascherato da partito del popolo socialista.

Il programma politico vi ricorderà qualcosa dei nostri giorni ed insisteva sul fatto che “..si sarebbe dovuto avere uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una “folla” e non di una “nazione”. Secondo Giannini per governare: «[…] basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione»

I punti focali del loro programma erano:

  • lotta al comunismo
  • lotta al capitalismo della grande industria
  • propugnazione del liberismo economico individuale
  • limitazione del prelievo fiscale
  • negazione della presenza dello Stato nella vita sociale del Paese

Riescono a piazzare un paio di sindaci nel meridione nelle elezioni amministrative del 46 ed in quelle politiche raggiungono un discreto risultato raggiungendo il 5,3% facendolo diventare di fatto il quinto partito italiano con 30 deputati.

Ma appena ottenuto il successo iniziarono le prime magagne, perchè un qualsiasi uomo preso dalla strada non ha la capacità di gestire una città (a Palermo il sindaco Qualunquista si salvò a malapena da un’aggressione del popolo) e che quando si tratta di dover fare, gli slogan non bastano più.

Pressioni da parte degli industriali che avevano bisogno di far ripartire l’economia e di altri partiti iniziarono a mettere alle strette il movimento che alla fiine si ritrovò a cercare un dialogo con la DC di Alcide De Gasperi, con l’effetto che tutti coloro che avevano appoggiato l’antipolitica, scoprirono che alla fine tutti gli eletti puntavano esclusivamente al mantenimento del loro “nuovo” status elittario di politico e che ben presto furono assorbiti dagli altri partiti.

In meno di due anni il Fronte dell’Uomo Qualunque sparì nel nulla

Fonte Articolo Wikipedia (Leggi qui)

Antonello Venditti – In Questo Mondo Di Ladri

 

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