(Politica) Tutto risolto allora….

Tutto risolto allora

ALLA FINE anche la soluzione è la più tradizionale che il mondo politico conosca: chiudersi a riccio, difendere tutti e tutto, rifugiarsi nell’omertà e gridare al complotto. Ma lo scandalo resta, intatto ed evidente. Resta al suo posto un’assessora che si occupa di rifiuti ed è al centro di un’indagine per i mancati controlli sui rifiuti; occuperà il suo posto un assessore dai modi estrosi, selezionato non dalla rete ma direttamente dall’ex avvocato di Cesare Previti; resta al suo posto il dipendente comunale che si è messo in aspettativa per farsi riassumere a tempo dallo stesso comune con il triplo dello stipendio. E resta il fatto che da oggi nei 5 Stelle è lecito e tollerato mentire all’opinione pubblica e ai propri elettori, nascondendo ciò che si conosceva da mesi.

tuttook

Trasparenza e legalità sono finite ancora una volta nella categoria degli annunci e delle buone intenzioni, l’opacità, il depistaggio e la furbizia sono la cifra di questa storia e di questa nuova amministrazione che doveva dare un esempio rivoluzionario al Paese.

Mario Calabresi
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I valori di trasparenza e legalità possono appartenere soltanto a partiti tradizionali che, pur esprimendo ognuno obiettivi e motivazioni diverse e ognuno con i propri umani limiti e debolezze, si scontrano comunque in un ambito di regole chiamato Democrazia. Uno dei cui valori fondanti è il rispetto delle diverse opinioni. Ma è la mancanza verso questo basilare valore di rispetto che preoccupa oggi.

Il m5s però afferma di non essere un partito.

Ed effettivamente non lo è. Il m5s è una «organizzazione». Un’organizzazione di proprietà di una società privata diretta da una o due persone. E naturalmente come tale, in sé non sarebbe nemmeno sbagliata, se operante nell’ambito del diritto privato o imprenditoriale.
Ma quando una organizzazione siffatta entra nell’ambito pubblico non può che avere in sé tutti i semi della dittatura: censura del dissenso, mancanza di dialettica, uso della propaganda, opacità nelle decisioni, sopraffazione e avversione al dialogo o alla conciliazione. E fideistica inattaccabile fiducia nei leader.

Esattamente l’opposto dei valori cui tale organizzazione promette da sempre di opporsi mostrando nella sua stessa natura le contraddizioni che la minano alla base.
Dovrebbero esserci regole ferree che garantiscano il corretto funzionamento del m5s, regole ferree che gli iscritti sottoscrivono e rispettano. Ma di queste regole facevano parte anche lo streaming, la trasparenza, le votazioni sul web, il mai in tv, l’uno vale uno. E di queste regole da parte dei leader del movimento, non ne è stata rispettata nessuna. Le regole che si rispettano  a corrente alternata ovviamente non sono affatto regole.

Chi vi aderisce, in buona fede ripete con la cadenza di un mantra buddista che la differenza con gli altri partiti politici consiste nella aderenza alla ferrea regola di non rubare. Se tutte le altre regole non fossero state disattese, almeno questo potrebbe essere comunque un importante elemento di differenziazione dai tanti uomini politici che certamente non hanno dato un bell’esempio. Ma poi, qualcuno giunge nelle stanze del potere e si ritrovano i comportamenti noti da sempre: chi chiede di essere trasferito ad altra sede, chi si aumenta lo stipendio da solo… Non è questo rubare? Non sarà che molti membri del m5s, non la totalità certamente, si comportano come tutti gli altri?

Se cosi fosse ne deriverebbe che non esiste alcuna differenza “antropologica” tra gli aderenti alle diverse formazioni politiche. E così è stato infatti perché la storia di questi giorni  ce lo ha mostrato.

La cieca fede non fa vedere le contraddizioni e la doppia morale dei leader? E permette di accettare tutto come l’autoassolvimento davanti ad una platea adorante ed imbelle e senza contraddittorio.

Ed è possibile accettare qualunque falsità o idea strampalata perché lo ha detto il leader sul web. Come l’ipotesi del reddito garantito (sulla qual cosa sarebbe opportuno approfondire in futuro).

Il guaio è che molti italiani, oggi come venti anni fa e come quasi un secolo fa, si sono lasciati facilmente abbindolare da cialtroni ambiziosi e disastrosi. Se l’unico obiettivo che si propone è il cambiamento fine a se stesso e non al miglioramento, le masse chiedono solo quello e smettono di pensare.

Se le capacità dimostrate di un politico si sostanziano solo nelle sue urla davanti ad un microfono
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Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, la possa esprimere sempre e liberamente.

E così, nel fuoco che avrebbe potuto essere catartico per il movimento fino a farlo maturare a forza politica democratica, succede l’esatto contrario: si nega tutto anche l’evidenza. Grillo minimizza in puro stile democristiano: Ce la faremo, basta ripartire col piede giusto.

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