(Società) Cappellani militari. L’ennesimo assurdo privilegio

Non arrivi a fine mese? La pensione la vedrai solo per pagarti parzialmente le cure per gli acciacchi della vecchiaia e non potrai godertela (se la vedrai) perchè non avrai le energie necessarie per farlo? Tasse e bollette che si alzano sempre di più per fare cassa e coprire buchi di bilancio che non si sa mai chi sia a crearli ma che aumentano invece che diminuire?

Non ti preouccupare, sei solo un povero. Un poveraccio che viene tenuto in vita, come in Matrix, solo per alimentare la vita agiata di una piccolissima parte (2%) del paese e fattene una ragione.

Della disparità di trattamento tra classi sociali e lavorative in italia ne abbiamo già parlato ampiamente qui (Dipentende privato vs Dipendente Statale), ed oggi invece parleremo di una particolare categoria di cui nessuno parla, ed esattamente dei “Cappellani Militari”

Grazie ad un accordo con lo Stato del Vaticano, nelle forze armate è fatto obbligo la presenza di un funzionario religioso in ogni sito militare e che questo “dipendente” è inquadrato con un grado da ufficiale. Un pò come se la vostra azienda fosse obbligata ad avere un prete nell’ufficio e debba inquadrarlo come DIRETTORE.

Questo grazie ad una legge del 1961 dove viene riconosciuta ai funzionari religiosi, il grado più alto di responsabilità con tutti i benefit e gli stipendi correlati.

Questi preti sono nominati per decreto direttamente dal Quirinale e rispondono direttamente al ministro della Difesa, spesso come in grado di Generali (non pizza e fichi insomma). Uno dei più famosi cappellani che ha avuto una fulgida carriera è nientepopodimeno che l’ex Generale ed attuale cardinale Angelo Bagnasco, arrivato in pochissimo tempo anche al vertice della Cei.

Quanti sono?

Ovviamente dove c’è lo sporco, chi meglio della Chiesa Cattolica sa creare una cortina di fumo? Il Vaticano sostiene di non avere dati precisi e la Difesa sostiene che non essendo inquadrati come militari non ne sa stimare il numero, definendoli dipendenti statali. Anche l’inpdap se ne lava le mani perchè sostiene che la gestione contributiva a fini pensionistici è mista e non è mai stato fatto un censimento.

Da una statistica, assolutamente approssimativa in difetto, si parla di circa 205 cappellani militari, ma il numero va sicuramente arrotondato di molto verso l’alto.

Ma quanto percepiscono di stipendio?

Un prete base (tenente) sta a “solo” 2.500 euro al mese, un Prete capitano sui 3.500, un Cappellano Colonnello sui 5.000, un Vicario Generale a partire da 6.000 euro base, come ad esempio per il Cardinale Santo Marcianò che ne ha dichiarati 9.545 al mese.

Praticamente, contanto la tredicesima, un Generale Cappellano prende 124.000 euro l’anno. Quanto uno di quei dirigenti Rai che tutti odiano perchè prendono troppo insomma.

Quanto ci costano?

E qui il conto è tanto facile, quanto allo stesso tempo complesso. Prendendo come riferimento quanto detto sopra possiamo visionare la seguente tabella.

tabella1

Si parla di più di 10 Milioni l’anno a cui vanno aggiunti 7 Milioni per il pagamento delle pensioni che grazie al trattamento di favore, si aggirano intorno ai 3.000 euro al mese.

capp

Ed i Bonus?

Eh già, perchè non era già abbastanza. Oltre alla sopracitata 13esima hanno dei rimborsi importanti per il trasferimento o di imbarco se nella Marina.

Non ci dimentichiamo che un prete ha residenza al vaticano e quindi se si reca a Roma ha un’indennità di missione per un paese “Straniero”.  Rimborso per trasferimento, mobilio e trasporto bagagli ed infine tantissimi straordinari.

Perchè gli orario di un cappellano sono 8.00/16.30 (vi ricordo che poi gli stipendi vanno calcolati sulle 36 ore settimanali)  e le messe vengono celebrate anche la sera, il sabato (due volte) ed anche la domenica. Indipendentemente dalla presenza o no di fedeli, gli viene pagata l’intera giornata.

Di questi soldi in più non vi è traccia in nessun resoconto ma vengono versati.

Abbiamo finito?

Purtroppo no…. Tutti questi soldi che ad occhio e croce si aggirano sui 20 Milioni di euro annui sono un di più che lo stato Italiano versa, oltre al MILIARDO di Euro dato al Vaticano come contributo per il servizio religioso presso enti statali.

Sempre a carico dello Stato Italiano (quindi noi con le tasse) la pubblicazione, distribuzione e costi di gestione (quasi 400.000 euro ad edizione) del trimestrale “Bonus miles Christi” che è la rivista ufficiale del cappellani militari con tanto di foto, omelie ed interviste.

“Pecunia non olet”

Il denaro non ha odore, ma come lo sanno fiutare bene al Vaticano non ha eguali.

 

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