(Società) Impongono dieta vegana ad un bimbo di 1 anno

Alcune persone, fortunatamente non molte, seguono la dieta vegana detta anche la dieta dell’ipocrisia per via del fatto che si mangiano solo cose che non siano derivate dalla sofferenza animale e sono piuttosto famosi per avere una tendenza piuttosto marcata nell’odiare gli essere umani.

Persone che sono cosi’ ascientifiche, anti progressite e senza fondamenti logici basilari, mi fanno capire che da bambini avrei avuto più possibilità io di costruirmi un’astronave di legno, partendo da un termostato di uno scaldabagno, che risolvere i problemi del mondo e stare bene fisicamente applicando la loro logica.

Ma fondamentalmente credo che ognuno possa essere libero, nella propria sfera personale, di fare ciò che si vuole se questo non va a limitare la liberta altrui. Per intenderci, se tu in autobus vuoi andare vestito da drag queen o da capitano di fregata a me non togli nulla, non limiti o cambi la mia libertà. Se cerchi di impormi di vestirmi da drag queen allora si.

Se poi, invece, qualcuno con il suo credo cerca di imporre la sua visione agli altri, con la forza o imponendola a chi non è ancora in grado di scegliere, allora non va bene e queste persone diventano un male da dover estirpare da questa società.

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Sto parlando della notizia uscita sui diversi giornali il 31 Agosto 2016 (QUI uno dei tanti link) che parla di un bambino di un anno che è stato ricoverato ed operato ad inizio Luglio nel Policlinico di San Donato per gravi problemi cardiaci. Dall’esame dei medici è risultato che il povero bimbo, ripeto di un anno, era fortemente denutrito al punto che pesava poco più di 5kg, pari al peso di un bambino di 3 o 4 mesi di età.  Dalle indagini si è evito che i genitori (Lei italiana, lui indiano) erano dei vegani ed avevano imposto la stessa dieta (quella che consigliano sui social fantomatici esperti, mica un pediatra) praticamente priva di nutrienti fondamentali.

La storia è molto semplice. Il bambino ora sta meglio, è stata tolta la patria potestà ai genitori ed affidati ai nonni con il divieto di seguire nuovamente quella dieta. Qualora si dovessero riscontrare ancora degli elementi di sottonutrizione (ma con i nonni la vedo difficile) il bimbo verrà affidato a comunità protette.

“La scelta del Tribunale di privilegiare in questa fase il collocamento presso l’abitazione dei nonni è assolutamente condivisibile. La rigida scelta alimentare dei genitori del piccolo non avrebbe garantito una crescita adeguata, ma al contempo non si è voluto allontanare il bambino dalla dimensione familiare. La presenza dei nonni in questo senso è una garanzia”. Titolare del fascicolo, presso la procura per i minorenni, è la pm Michela Bordieri

 

 

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