I bambini educati all’Ateismo sono più altruisti di quelli religiosi

Quando si ha un figlio moltre delle convinzioni che si avevano fino a quel momento spariscono. Si inizia a capire perchè quella coppia di amici non esca più la sera, perchè la pazienza è la virtù migliore di qualsiasi persona e si iniziano anche a capire certi atteggiamenti che i nostri genitori avevano avuto con noi, che magari tanto ci hanno fatto soffrire, e che finalmente iniziamo a comprendere.

Crescere un figlio vuol dire metterlo nella migliore condizione di avere successo nella vita e nel cercare di trasmettergli non solo i geni, ma anche quello che siamo, nel bene e nel male.

Mentre prima era un obbligo, oggi scegliere  il tipo di educazione per i proprio figli è sicuramente più semplice e quantomeno tollerato e sempre più famiglie si stanno allontanando dai dogmi della chiesa lasciando i liberi i figli di decidere da adulti, se seguire una dottrina o rimanere atei.

Il recente studio americano sui bambini atei e religioni

The Negative Association between Religiousness and Children’s Altruism across the World è uno studio che è stao coordinato da un neuroscienziato di fama mondiale. Jean Decety dell’Università di Chicago ha condotto una ricerca su di un campione di  1.170 bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni per cercare di capire le differenze nella predisposizione intellettiva tra chi provenisse da un’ambiente estremamente religioso (Cristiano e musulmano) e uno invece ateo.

Contrariamente a quanto ci si posssa aspettare, la risposta alla domanda “chi dei due casi è più predisposto all’altruismo” è stata TOTALMENTE ad appannaggio dei bambini che non avevano ricevuto nessuna educazione religiosa.

I ricercatori hanno rilevato che i bambini religiosi sono più propensi a infliggere punizioni, sono meno predisposti alla condivisione e particolarmente avvezzi a correggere il proprio prossimo. In particolare coloro che sono stati educati attraverso i principali dettami della religione sono portati a credere che la preghiera e il rispetto delle regole di un determinato culto li renda migliori degli altri. Essi, in altri termini, si fanno portatori di un pregiudizio inconscio denominato in psicologia “moral licensing” (autorizzazione morale).

D’altra parte è anche emerso che i bambini religiosi sono meno capaci di cogliere le sfumature della vita, ovvero tendono a dividere in maniera netta ciò che è reputano giusto da ciò che reputano sbagliato, finendo con l’avere una visione dicotomica dell’esistenza

Un altro studio che si è basato sullo stesso campione di bambini (Pubblicato dal The Indipendent) ha approfondito la ricerca cercando di studiare le reazioni celebrali e il legame tra il cervello e Dio. Il Risultato ? 4/5 dei bambini atei sono risultati più intelligenti e reattivi agli stimoli…

Siamo sicuri che l’educazione religiosa oggi come oggi sia ancora la scelta migliore per i propri figli?

Articoli Correlati

WordPress spam blocked by CleanTalk.