Il genitore “Tifoso del figlio” e le Scuole Calcio

Ve li ricordate gli sganassoni dei vostri genitori? Se avete più di 40 anni sapete benissimo che i batti panni, i panni li hanno visti molte meno volte del vostro deretano. Sapete che i genitori sapevano tirarvi gli zoccoli con delle traiettorie ad effetto che se pure Messi non è capace di realizzarle nelle sue punizioni.

Saprete bene il significato del termine punizione in cui vi siete sentiti soli e abbandonati nella cameretta per una giornata intera. Sapete cosa vuol dire veramente “A letto senza cena” senza quel paio di merende pomeridiane che oggi i nostri figli assumono normalmente… e cosi’ via.

Non sto rimpiangendo quel periodo educazionale dove i genitori, sbagliando, usavano le punizioni, fisiche e psicologiche, per farci capire quali fossero i limiti del consentito, ma sto rimpiangendo la presenza di due educatori, due adulti che ti insegnano cosa sia la vita reale e ti preparano ad affrontare i problemi da soli.

Perchè questa riflessione ?

Porto mio figlio a scuola calcio e mi sono trovato immerso in un mondo di cui avevo sentito dire, ma che sinceramente non ne immaginavo la portata. Quella dei genitori tifosi avulsi da qualsiasi forma di educazione e formazione reale.

Il mio lo ritengono bravino e lo hanno selezionato per la prima squadra, ma sono onesto, ed è per questo che scrivo l’articolo, non me ne può fregare un beneamato. Fosse pure il bambino più scarso, l’importante per me è che si diverta, giochi, socializzi, impari, sviluppi il senso della competizione e del gioco di squadra. Finchè lo vedrò girare impazientemente per casa già vestito da calcio perchè non vede l’ora di andarci, sarò sempre un gentore felice per lui, perchè so che si diverte e gli piace ciò che fa nonostante, fosse stato per me, a scuola calcio non ce lo avrei mai mandato preferendogli basket o rugby.

Certo la scuola calcio costa e lo so già che leggere di genitori che pagano 650 euro annui + spese accessorie che vanno dal torneo o spese per noi che li seguiamo in trasferta, vi sembrerà un’assurdità. Eppure tutte le scuole calcio sono al completo e ci girano una marea di soldi che nemmeno immaginate e se alla fine è quello che lui vuole fare i genitori, tutti, sono sempre disposti a fare dei sacrifici per la propria prole.

Il campus estivo dell’Atalanta

Lavorando, prima delle ferie e con le scuole chiuse, i figli vengono spesso parcheggiati in centri estivi, dove li fanno giocare, li occupano, fino a quando i genitori non possono andare a riprenderli. Al centro sportivo dove lui gioca a pallone quest’anno hanno organizzato un “Campus Estivo” dell’Atalanta Calcio dove, così recitava il volantino, li avrebbero fatti giocare a pallone dalla mattina alla sera, sarebbero stati seguiti da allenatori professionisti che avrebbero aiutato anche i bambini a migliorarsi. Glielo dico e lui impazzisce di gioia.. Mannaggia a me che gliene ho parlato, ok… andiamo a spendere questi soldi e lo mando li.

Io mi aspettavo una 20ina di bambini (chi cavolo ci va a giugno con quel caldo?) e invece arrivo e mi trovo 60 bambini e ragazzi di tutte le età, 200 genitori sulle tribune ad ascoltare la presentazione del campus. C’era un bambino del 2010 (ha 7 anni), un paio del 2009 tra cui il mio, e sempre di più via via che l’età era più alta.

I genitori erano per lo più del Sud Italia, pochi di Roma (la città dove si è svolto il campus) e altri del nord Italia compresi un ragazzino canadese e uno americano che italiano proprio non lo parlavano.

Inizio ad allungare le orecchie e sento parlare i genitori tra loro. Quello non era un “Campus Estivo” (secondo loro) ma un evento, organizzato dall’Atalanta Calcio per selezionare eventuali ragazzi talentuosi da seguire e far entrare nei gruppi giovanili della squadra principale.

C’era chi aveva pagato 600 euro per farglielo fare con una fantomatica scuola calcio pescarese per conto del Barcellona, chi lo aveva portato il proprio figlio di 10 anni a fare dei provini in Germania, chi urlava dagli spalti al proprio bambino, e ripeto BAMBINO, di metterci determinazione negli allenamenti e nelle partitelle altrimenti non lo avrebbero scelto.

La riflessione….

I genitori erano di diverse estrazioni sociali e si vedeva dal tipo di macchina e vestiario con cui seguivano i proprio pargoli. Premetto che tutte le famiglie (al completo con altra prole) stavano li al campo a seguire gli allenamenti dalle 8.30 fino alle 18.30 e si erano presi hotel o residence dover stare tutta la settimana. Venite a Roma per una settimana intera e vivete dentro un afoso campetto di calcio….. vabbè….

Ci sono due aspetti che non riuscivo e non riesco a spiegarmi..

Tu, caro genitore che vieni con Cayenne, con tua moglie e una bambina, a portare tuo figlio a un provino di calcio… con il reddito che hai non sarebbe meglio puntare prima ad un istruzione di livello e mettere il calcio al secondo posto? Questo lo dico perchè parlando con lui mi diceva che a scuola andava male, non gli andava di studiare e che gli piaceva solo giocare a pallone.

Signore mio, ma se ti sei potuto permettere un Cayenne, una settimana in Hotel a Roma con tutta la famiglia, i soldi per il campus estivo e i soldi che dai alla scuola calcio dove lo porti, ti ci paghi un istituto scolastico privato che tuo figlio te lo riaddrizza e gli permetterà di avere un’istruzione che lo farà emergere…

Invece No… Il padre aizza, urla verso il figlio che perde una palla, se ne stoppa una subito applaude ed inorgoglito cammina impettito sugli spalti… e detto tra noi il figlio a mio parere era pure al di sotto della media dei pari età…

Ma quello che maggiormente mi ha lasciato a bocca aperta è vedere un’altra famiglia. Fiat Uno rossa anni 90 tutta ammaccata, due genitori con una figlia piccolissima che si vede che non navigano nell’oro e che sono venuti su da un paesino vicino Napoli (non mi ricordo il nome) per fargli fare questo provino.

Lui fa il manovale (non mi sono messo a chiedere cose personali, lo so perchè l’ha detto lui) e che per questo viaggio hanno rinunciato a una delle due settimane di vacanze estive programmate.

Da un certo punto di vista l’ho trovato un pò più romantico del buzzurro con Cayenne, magari il figlio è così oggettivamente dotato che è giusto fare questi sacrifici per farlo emergere. Poi vieni a sapere che ha fatto la stessa cosa in un altro campus di un’altra squadra. Che l’ha portato a un ritiro con un’altra. Che ha provato già a contattare dei selezionatori per fargli scegliere un percorso di crescita sicuro perchè suo figlio è un campione.

Io guardo il figlio giocare, nove anni, e a me tutto sto gran campione non sembra. Non sa stoppare una palla, ma ci sta a questa età. Non mi sembra molto coordinato nella corsa e con una buona dote di equilibrio, ma pure questo alla sua età ci sta. Sono più le volte che lo vedo inciampare sulla palla e tirare con l’intenzione di sfondare il mondo, mentre invece il pallone sballonzlando va avanti in una direzione a caso.

Quel bambino doti non ne ha, assolutamente nessuna, ve lo garantisco. Fissavo questa famiglia e mi faceva veramente male al cuore di pensare che in fondo, inconsciamente, tutte le loro speranze di riuscire ad avere una vita più agiata e piena di soddisfazioni le avessero riposte nel miraggio di avere un figlio campione.

Ma anche se fosse dotato, con tutti quei soldi in eccesso (campus vari), gli avrebbero potuto garantire un’istruzione di livello e trovarsi magari il figlio come medico, avvocato, ingeniere, etc…

E invece no, il padre tifoso caricava il proprio bambino di responsabilità che a quell’età non dovrebbe avere nemmeno un orfano. Quel bambino che quando perdeva palla alzava gli occhi e guardava il padre sperando di non averlo deluso per aver perso la palla.

In quel momento qualche genitore mi fa notare che mio figlio, vista pure l’età di molto inferiore agli altri durante la partitella, se la cavava egregiamente e che era veramente dotato. In quel momento mi sono reso conto che manco lo stavo guardando e inizio a rifletterci.

Facciamo finta che sia veramente bravo.. anzi.. il più bravo di tutti in questo campus.. quante possibilità ci sono che possa essere preso e selezionato da una squadra di serie A? 1 su 1000 ? si teniamoci bassi.. ok accade e poi? e poi dai bambini (forse) campioni deve passare alla selezione degli adolescenti.. e quanti ci passano? 1 su 100? vabbe.. tanto siamo tutti convinti che il nostro sia il migliore… poi alla primavera? 1 su 1000 di nuovo? e poi quanti di questi esordiscono in serie A se presi? 1 su 10.000 ? e quanti di questi poi ci rimangono in serie A?

Ve lo dico io come dato ufficiale.. 1 su 10.000 (in serie A almeno un anno), ma non tra tutti i praticanti, solo tra quelli che hanno raggiunto almeno la primavera di una squadra di serie A.

Vi rendete conto che è più probabile vincere al superenalotto che, seppur avendo un bambino portato per il calcio, che vederlo arrivare in serie A?

E se poi io avessi fatto come i genitori della Uno anni 90 per vederlo poi al massimo calcare qualche campo di eccellenza o lega pro, dove al massimo ti danno un rimborso spese o se sei fortunato, quando le società ti pagano, anche stipendi che arrivano a 1000 euro, per poi ritrovarmelo a 33 anni con le gambe rotte, senza un’istruzione adeguata a chiedersi che ne farà della sua vita…

Non diamo la colpa alla società

Qui tutta la colpa è dei genitori che fanno i tifosi e non gli educatori. Siamo una generazione di adulti che ha completamente perso il senso del sacrificio e della formazione, perchè noi che siamo cresciuti negli anni 80 e 90 eravamo nel pieno del boom economico e dove il sacrificio, a noi per primi, i genitori non ce l’hanno mai davvero insegnato e questo ricade sull’educazione che stiamo dando a questa nuova generazione.

Gioca bambino, gioca e ricordati che è solo un gioco…

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