(M5s) La Raggi regala alle lobbies anche l’acqua di Roma

Dopo aver appoggiato e difeso la lobby dei tassisti., dopo aver regalato a Tredicine (Casamonica), senza gare e senza possibilità di toglierseli più dalle scatole,  tutte le strade e i marciapiedi per i vari mutandari, ambulanti e caldarostari., dopo aver ridotto l’orario lavorativo ai dipendenti AMA (raccolta dei rifiuti urbani) mantenendo inalterato il loro stipendio, è notizia di questi giorni l’ennesimo grande successo del M5s.

Chiudere un simbolo di Roma (Le storiche fontane) e metterci al loro posto dei distributori di acqua automatici a pagamento.

Quello che maggiormente colpisce è che proprio l’M5S era il movimento che per eccellenza difendeva a spada tratta l’acqua pubblica, che doveva essere gratis per tutti “POI CI FARANNO PAGARE ANCHE L’ARIA???”.

Manifestazioni, scene di isteria collettiva quando questa possibilità fu “ipotizzata” e ripeto “solo ipotizzata” durante il mandato del vecchio sindaco Ignazio Marino. L’idea era quella di mettere degli erogatori automatici che fornissero a pochi cent acqua fresca, pulita, depurata e persino frizzante, per eliminare gli sprechi.

A Marzo del 2015 sul blog di Beppe grillo compariva il seguente articolo (Leggi qui)

Il Movimento 5 Stelle porta al Parlamento europeo una delle sue battaglie storiche: quella della difesa di una delle sue cinque stelle, l’acqua pubblica. La proposta è semplice: NESSUNO DEVE RIMANERE ASSETATO. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha fatto i calcoli: per assicurare i bisogni minimi di un individuo servono tra i 50 ai 100 litri di acqua al giorno. Questo fabbisogno deve essere garantito a tutti. Ecco perché il Movimento 5 Stelle propone un servizio idrico minimo garantito per ciascuno.

Ad Aprile 2016 scatenarono un putiferio alla camera per difendere l’acqua pubblica per tutti (Leggi qui)

Legge popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua“. La prima firma era del MoVimento 5 Stelle, quella di Federica Daga, ed era una legge per rispettare una volta per tutte la volontà di 27 milioni di cittadini, coloro che con il referendum del 2011 hanno chiesto che la gestione dell’acqua restasse pubblica.

Ma perchè a Roma si cambia rotta ?

I motivi sono tanti e vanno dall’evidente siccità persistente (non piove seriamente da mesi) e che tutti gli invasi della regione sono praticamente a secco, le condutture vecchie che causano una perdita nel trasporto pari quasi al 20% dei metri cubi immessi e per un mero e semplicissimo ritorno economico.

Insomma girando la gestione dei nasoni a una ditta esterna (ACEA) ci si toglie il problema della manutenzione, dell’erogazione e si fanno soldi perchè l’acqua serve a tutti. Ci sono però tanti MA a cui vorrei avere una risposta.

E’ giusto privare i cittadini (con i propri animali domestici) della possibilità di bere un pò d’acqua liberamente?

Perchè dare la gestione ad Acea ? Perchè non una gara internazionale di affidamento “temporaneo” ?

Non sarebbe stato meglio manutenere gli attuali nasoni (Dai su ragazzi.. è solo un tubo con un rubinetto eh… mica un impianto termonucleare…) e provvedere alla sostituzione o riparazione di un rubinetto? (Costo due euro…)

E’ solo una coincidenza che, dopo il Fatto Quotidiano, il maggiore quotidiano romano (Il Messaggero) abbia sempre visto con simpatia la Raggi  (ad eccezione della questione dello Stadio ovviamente…) ?  Sempre un caso che Casaleggio Jr. sia sceso a Roma per conferire in privato con la Raggi prima che uscisse questa sua intenzione è una coincidenza. Cosa c’entra? Il fatto che la proprietà del giornale appartenga a Caltagirone e che lo stesso sia il maggiore azionista privato dell’Acea con il 16% e che avere il sostegno del giornale più letto da romani potrebbe essere un mezzo per raccogliere voti e nascondere magagne.

Coincidenze ?

Nel frattempo la Raggi ha già iniziato a eliminare ogni possibile ostacolo alla realizzazione del progetto. Come ? Leggete queste dichiarazioni:

Le critiche più aspre alla sindaca Raggi vengono mosse dai movimenti per l’acqua. Sostenuti da sempre dagli attivisti grillini e poi improvvisamente ripudiati. «Non c’è stata nessuna discontinuità rispetto alle politiche adottate in passato», accusa Simona Savini, responsabile del “Movimento per l’acqua bene comune” di Roma.

Al centro della battaglia, c’è il colosso Acea, partecipata del Comune che gestisce attraverso Ato2, società di cui il Campidoglio possiede una partecipazione esigua ma preziosa, perché le dà diritto a una poltrona nel consiglio d’amministrazione e di avere quindi voce in capitolo sulla direzione da imprimere alle politiche per l’acqua di Roma.

«Quote che dal Campidoglio avevano comunicato di voler vendere, lasciando tutto in mano ai privati», punge Savini. Dal Comune non arrivano smentite. «Ma si saprà tutto tra due settimane», assicura l’ad di Acea Luca Lanzalone. «Se il Comune confermasse la volontà di vendere le quote, certo, perderebbe anche diritto alla sua poltrona nel cda, a meno che non faccia accordi con gli acquirenti».

Ma l’eventuale vendita delle quote dell’azienda dell’acqua, sottolinea Lanzalone, «erano previste già dalla precedente amministrazione Marino». Peccato che la allora consigliera d’opposizione Raggi avesse votato contro, perché «l’acqua deve rimanere pubblica».

Siamo alle solite

Insomma, mentre si continuano a snocciolare slogan sull’onestà e sulla trasparenza, su una cosa bisogna dargli ragione. Sono veramente diversi dagli altri… si perchè sono estremamente peggiori, collusi e opportunisti.

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