(Politica) Libertà di informazione

In questi giorni assistiamo al prepotente ritorno di moda dell’accanimento, di parte della classe politica, nei confronti della stampa con feroci accuse di faziosità e di antidemocraticità. Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ha sentito infatti necessario evidenziare all’Ordine dei Giornalisti gli specifici nomi dei cronisti che, a suo avviso, getterebbero discredito sul partito politico di cui è membro e che di conseguenza richiederebbero sanzioni esemplari.

Non vuole essere oggetto di questo articolo se tali accuse siano o meno fondate e, d’altro canto, ha già provveduto, nel suo ruolo, il presidente dell’Ordine stesso a rispondere al deputato.

Ciò che qui si intende fare, a proposito del legittimo problema dell’informazione manipolata, è evidenziare a chi lo sbandiera senza però approfondire l’argomento, è che chi redige la nota classifica sulla libertà di stampa mondiale – Reporters sans frontières – assegna una posizione così bassa al nostro paese non per la scarsa qualità o indipendenza dei giornalisti bensì per l’esatto contrario: e cioè il fatto che molti giornalisti, a causa delle coraggiose inchieste realizzate, sono costretti a girare sotto scorta per le minacce subite dalla criminalità o sono sotto processo per imputazioni connesse al loro lavoro.

«Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire»

La citata classifica ha pertanto significato diametralmente opposto a quello per cui viene di recente esibita da una massa rabbiosa e ignorante. Ciò che contribuisce ad abbassare il nostro ranking sono proprio le minacce ai giornalisti. Da CHIUNQUE provengano: Berlusconi o Grillo, Di Maio o Dibba.

“L’editto genovese” contenente le liste di proscrizione dei giornalisti nemici del M5S promosso dal novello aspirante Presidente del Consiglio e dell’eccitatore di folle assetate di sangue che incita gli ambulanti di Roma contro i dipendenti della stampa, contribuiscono in realtà proprio a scaraventarci ancora più in basso in tale classifica.

Possiamo solo immaginare quale sarebbe il giudizio sulla vera libertà di stampa nel nostro paese, qualora un governo guidato da Genova da un plenipotenziario mai nominato, eletto o democraticamente selezionato da alcuno, potrebbe relegarci. Di fronte all’opacità dell’iter decisionale del Movimento 5 Stelle, le cui decisioni sono passano dalle stanze chiuse di un albergo ai server di una società srl milanese, quale libertà di stampa potrebbe resistere?

Solo un’ultima statistica che ritengo pertinente in materia: l’OCSE afferma che l’Italia è all’ultimo posto per comprensione dei testi scritti. Ma se ciò fosse vero, forse allora l’altro problema, quello vero della PLURALITÀ dell’informazione, non potrebbe andare riletto in senso opposto? Siamo sicuri che coloro che lamentano la mancanza di pluralità, in realtà, non abbiano invece forti difficoltà nel comprendere la realtà che li circonda?

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