(Politica) A Roma con lo Stadio ha vinto solo Pallotta

Ora sì che è stata fatta la classica italianata. Una via di mezzo che a Roma, nonostante le apparenze, scontenta tutti e non porta alcun beneficio.

Non si faranno più le nuove strade e le nuove fogne, la messa in sicurezza dei fossi del Vallerano e dell’Acqua Acetosa, l’unificazione della via del Mare/Ostiense, le complanari sull’autostrada con lo svincolo a Parco de’ Medici, il ponte carrabile sul Tevere e la strada di connessione fra questo ponte e la via del Mare, la passerella ciclopedonale dalla stazione Magliana della linea ferroviaria Orte-Fiumicino aeroporto, il sottopasso di via Luigi Dasti, i traghetti e gli attracchi sul Tevere.

Erano tutte soluzioni che servivano per migliorare la viabilità stradale e a far defluire opportunamente i tifosi dallo stadio.

Ora non sussiste più il problema?

Oltre al parco fluviale, forse unico nel suo genere, soprattutto per una grande città italiana, con l’eliminazione totale delle torri, Roma ha perso un’altra grande occasione in termini di ritorno di immagine, di posti di lavoro, di introiti. Il business park poteva essere il fiore all’occhiello di questa città, e attirare ulteriori investitori e ricchezza. Le grandi città occidentali sono diventate tali grazie ai loro grattacieli.

Questo è il successo della Raggi?!!

In fondo possiamo dire che “Noi ve l’avevamo detto” (Leggi: Lo stadio della Roma si Farà) e che l’unico che ci ha guadagnato in fondo è Pallotta stesso perchè con il SUO Business Park, i SUOI negozi e i SUOI entroiti per le partite e per tutti gli eventi che li si terranno (Pensate veramente che un Bono Vox o un gruppo di fama internazionali suoni al Flaminio o all’Olimpico adesso?), mentre ci hanno perso Parnarsi ma ancor di più tutti i Romani che vedranno andare in fumo la possibilità di avee un centro economico funzionale nella città.

Proprio ora che i capitali stanno scappando dall’Inghilterra per la brexit abbiamo fatto l’ennesimo favore a Milano, ma in fondo come tutti le popolazioni che vivono al margine della civiltà si è conservatori delle proprie usanze e delle proprie tribù.

Il nuovo spaventa, o se vogliamo essere onesti, il nuovo spaventa chi detiene i piccoli poteri locali muovendo il populino ad aver paura dell’ignoto e della competizione.

L’unica cosa positiva in tutta questa storia è che comunque sarà un piccolo passo avanti, non un balzo come poteva essere, ma almeno ci si muove e finalmente tra qualche anno affacciandosi dal proprio terrazzo fatto di gesso e calce scadente costruito dai palazzinari romani, ci chiedermo perchè intorno a loro faccia tutto cosi’ schifo e invece quel quartiere si sia così riqualificato e sia stato costruiti con criteri moderni.

 

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