(Società) Dipendenti Pubblici e Privati. Un vero apartheid sociale pronto ad esplodere

Crisi, perdita del posto di lavoro, aumento delle tassazioni dirette sugli stipendi, riduzione di garanzie, impossibilità di vedere una pensione, zero tutele e ammortizzatori solo per le grandi aziende quando e se ne fanno richiesta. Una serie di nuove leggi che deturpano la dignità del lavoratore, togliendogli la possibilità di programmare la propria vita (se va bene) per non più di 12 mesi.

Provateci voi a fare un mutuo o delle rate se non siete sicuri di avere ancora un lavoro per l’anno a seguire che vi assicuri una retribuzione simile a quella attuale.

Tutto questo però è toccato solo ai dipendenti del privato, colonna produttiva di un paese in crisi.

Ai dipendenti pubblici invece?

Assolutamente il nulla. Tanti decreti che in teoria avrebbero dovuto ridurre il personale o rendere più flessibile il lavoro che non sono mai stai applicati. Le provincie non dovevano essere abolite? Intanto fanno ancora concorsi per assumere.

La situazione attuale è che in Italia oramai si lavora quasi totalmente per lo Stato che, a causa della sua innefficienza, necessita di personale esterno per poter funzionare.

Chiunque abbia lavorato da esterno con un ministero, una provincia, una regione, vedrà dei grandi centri di elaborazione dati dove ci saranno allocati 20/30 dipendenti pubblici (se li vedete) che non hanno competenze specifiche e una decina di consulenti esterni che fanno da soli il lavoro di chi è già pagato per farlo.

In poche parole voi pagate delle tasse per dare uno stipendio a delle persone che non svolgono il loro lavoro e sono costretti ad assumervi con paghe da fame per potervi dare uno stipendio per poi, con le cui tasse, pagare il proprio.

La situazione sta rasentando l’assurdo.

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Ma vediamo nel dettaglio le principali differenze:

Ferie Annue (calcolo basato su anno 2016 – 252 giorni lavorativi)
Dipendente Privato: 40 ore settimanali – 52 settimane – 20 Giorni di Ferie. Ore lavorate annue N.10080 – Ogni ora lavorata da diritto a: 0,00198 di ferie . A settimana 0,63492 giorni di ferie cumulati. Praticamente nemmeno due giorni e mezzo di ferie al mese

Dipendente Pubblico: 36 ore settimanali – 52 settimane – 32 Giorni di ferie. Ore lavorate annue N.9072 – Ogni ora lavorata da diritto a: 0,02821 di ferie. A settimana 1,01587 Giorni di ferie.

Praticamente più di 4 giorni di ferie al mese

(Fonte http://www.qds.it/23096-le-ferie-tra-pubblico-e-privato-le-differenze-tra-i-vari-contratti.htm)

Prima nota sostanziale. Il Lavoratore Pubblico, con le sue 36 ore, lavora l’11% in meno (parliamo di ore non di produttività) di un dipentente privato ma cumula il doppio per quanto riguarda i giorni di ferie.

Pensione di vecchiaia
Fatta la doverosa premessa che il dipendente pubblico è certo di vederla e che i suoi contributi sono sempre stati versati mentre, nella vita di un dipendente pubblico, tra fallimenti aziendali e spostamenti di denaro privato, i versamenti non sono mai sicuri, non c’è altrettanta sicurezza

La pensione media lorda mensile percepita al 1 gennao 2015 da un dipendente pubblico è di 1.772,90 euro, cifra che è aumentata (irrisoriamente) di 10 euro mensili rispetto agli anni precedenti.

I 10 euro non sarebbero granchè significativi se invece si va a confrontare con la pensione media dei dipendenti privati che è di 1.026 euro mensili che è del 72% più bassa rispetto a chi ha già una miriade di garanzie e, come detto sopra, la certezza di vederla e di poter tranquillamente raggiungere i requisiti per andarci in pensione.

Se a questo aggiungiamo, sempre riparlando dell’irrisorio aumento dei 10 euro mensili, che il privato ha invece perso circa 90 euro di media, viene al pettine l’ennesimo schiaffo da parte di chi ha dei privilegi “inalienabili” e chi invece si trova sempre di più ad avere meno diritti, meno possibilità di acquisto e, cosa ancora più importante, una forte incertezza sul suo futuro finanziario.

Se fino ad oggi sono stati i genitori a dare una mano alle giovani coppie per tirare su una famiglia, tra un ventennio ci ritroveremo nella paradossale situazione in cui saranno loro a dover aiutare i genitori per vivere dignitosamente (sempre che un lavoro lo trovino)

Non bisogna sottovalutare il disagio sociale che potrebbe presto portare ad una ribellione e speriamo solo fiscale. In un paese ed un sistema in crisi non si può chiedere al popolo di ridursi il cibo e fare ulteriormente la fame, mentre chi vive nella reggia e vive al loro servigio invece non viene tolto nulla.

La differenza di chi vive in un ambiente di lavoro deregolamentato e dove è impossibile perdere il posto di lavoro (sulla carta si ma guardate i numeri dei procedimenti disciplinari poi trasformati in licenziamento) e chi vive in un ambiente precario perennemente in competizione dove basta fare 3 ritardi per essere passibili di licenziamento in tronco (non parliamo di assenteismo), sono un’autentica segregazione sociale.

Come si può risolvere questa situazione?

A rigor di logica, se proprio vogliamo fare una provocazione, se un cittadino paga le tasse allo Stato, chi lavora per lo Stato stesso non può avere diritti superiori a colui che lo mantiene. Fatta esclusione per alcune ed importanti categorie (Forze dell’ordine, esercito, insegnanti, Vigili del fuoco, etc) non vedo nessuna ragione per cui il privato viene sottoposto a contratti a tutele decrescenti, mentre chi lavora di meno, produce di meno ed ha maggiori garanzie, si rivolge a ditte esterne private con contratti a due lire e pagamento a 120 giorni con mazzetta, pure per farsi cambiare la carta nelle stampanti. In poche parole, chi lavora per lo stato dovrebbe avere contratti a progetto, stagionali o a gettoni.

Chi invece è nella parte produttiva del paese (produce beni o servizi) deve avere tutele maggiori in quanto quello si che è un lavoro usurante, non le indennità da 50 euro al mese perchè nel loro ufficio c’è un monitor o perchè sono al secondo piano senza ascensore.

Volendo essere più realistici la soluzione vera dovrebbe vedere coinvolte più fasi.

Prima di tutto, la cosa più importante, l’eliminazione dei contratti collettivi e la differenzazione tra statali e pubblico (ripeto, eccezion fatta per forze dell’ordine, etc)
Il secondo passo, dopo aver armonizzato la parte contrattuale, è quella di misurare attraverso commissioni esterne (private non statali o parastatali) l’effettiva necessità e produttività di un ente o sezione ed eventualmente riorganizzare la struttura chiudendo ciò che non serve.

Si andrà mai in questa direzione? Per ora non hanno ancora chiuso le Province ma hanno aperto le sezioni “aree Metropolitane” in modo da far finta, quando mai verranno chiuse, che qualcosa si sia fatto mantenendo tutto inalterato. Tanto delle competenze ed organizzazione del lavoro non è importante occuparsene.

La cosa che conta è che queste persone continuino a pesare su chi non ha diritti.

Un Matrix in cui ci hanno rinchiuso ed in cui serviamo solo ad alimentare gli sbuffi e l’arroganza di chi non ha mai lavorato davvero e che senza quel posto fisso, non lo prenderebbero a lavorare nemmeno in un fast food.

Iniziamo a ribellarci…. prima o poi ci sarà la guerra….

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