Totò Riina. L’inutile odio di chi non vuole concedergli una morte dignitosa

In questi giorni sui social è un continuo Tam-Tam di persone indignatissime per l’eventualità che il Boss dei Boss, colui che scioglieva i bambini nell’acido, che fece esplodere magistrati e le loro scorte, possa tornare a casa a morire, viste le sue condizioni di salute.

Giusto o sbagliato ?

Secondo la legge italiana l’articolo 27 ci spiega che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte” e che quindi il fatto che si chiami Riina o Rossi cambia poco. La legge impone che un malato terminale debba avere una dignitosa morte.

Il dibattito infuria su come si possa “perdonare” un uomo simbolo di tante stragi e rimandarlo a casa. Il punto è che qui non si sta perdonando nessuno.

L’inutile accanimento

L’odio e la rabbia verso questa persona è sbagliato? No, non lo è, ma è altresì estremamente stupido accanirsi con un concetto medioevale di vendetta verso chi probabilmente non ha più di un mese di vita.

Premesso che lo prevede la legge spiegatemi cosa può cambiare, adesso, se tornasse a casa solo per morire. Stiampo parlando di una persona anziana di 86 anni, che ha due neoplasie, un cuore che di fatto non funziona più, e secondo l’equipe medica del carcere versa in “un complessivo stato morboso del detenuto,condizioni generali di scadimento fisico”.

Insomma è poco più che un vegetale, incapace a malapena di intendere e volere. Ma allora perchè io sostengo che debba tornare a casa? Perchè tenerlo li, nonostante chi sia, nonostante quello che abbia fatto, nonostante se, secondo me, se gli avessero sparato subito visto che non ha mai confessato, non avrebbero fatto un soldo di danno, lo ritengo un accanimento inutile e stupido.

  • Si andrà a godere gli ultimi momenti a casa? Con due neoplasie (in particolare una ossea), lo stato di demenza e il cuore in quelle condizioni mi sapete spiegare cosa si andrebbe a “Godere”?
  • Potrebbe riprendere il comando di Cosa Nostra !! Se è vero che fino a un anno fa riusciva ancora a mandare messaggi dal carcere, le sue attuali condizioni di salute gli impediscono di comprendere spesso anche le comunicazioni più semplici.
  • Non è vero che sta così male è solo un tentativo dell’avvocato! Potrebbe essere perchè l’avvocato ovviamente fa il suo mestiere. Ma sia l’equipe del carcere che un successivo controllo indipendente inviato dal tribunale ha confermato lo stato di Riina che o è diventato improvvisamente un grande attore a 86anni, lui che è più inespressivo di un blocco di cemento, oppure probabilmente sta male sul serio.

In tutto questo,  dove già mi immagino i ghigliottinisti dei social che insulteranno e commenteranno questo post, a noi che muoia in carcere o nel suo letto che ci cambia? E’ stato in carcere, ha pagato (già sento gli imbecilli che diranno non abbastanza, w la pena di morte etc etc), non si è pentito e non ha collaborato arrivando, come previsto dalla pena, fino ai suoi ultimi giorni in carcere non potendo godere di una vita libera, abbracciare i figli e vederli crescere.

Ha pagato il giusto e quello che è stato previsto che pagasse senza sconti. Ma se ora tornasse a casa per l’ultima settimana della propria vita, cambierebbe il mondo? Cambierebbe la percezione della mafia nei confronti dello stato? Renderebbe la vita di Riina rispettabile?

Vi invito inoltre a leggere questo post su Facebook di Roberto Giachetti che condivido pienamente:

Lo stato di diritto o la legge del taglione?

Una sola premessa: chiedo preventivamente scusa se con queste mie parole offenderò in qualunque modo la sensibilità di familiari e amici delle tante vittime delle atrocità compiute da Totò Riina. Chiedo scusa a loro e solo a loro.

Il coro rabbioso di dichiarazioni che si è alzato ieri contro la pronuncia della Cassazione è insieme il segno del crescente smarrimento del senso dello stato di diritto e della spaventosa crescita di sentimenti impietosi e malati, alimentati da un’informazione sempre meno interessata a spiegare la verità e sempre più diretta ad incoraggiare letture sensazionalistiche a scapito della verità. Così, da ieri, ovunque leggiamo che la Cassazione avrebbe intimato al Tribunale di scarcerare Riina perché ha diritto ad una morte dignitosa. Non è così. La verità è che la Cassazione ha chiesto al Tribunale di motivare più adeguatamente, viste le condizioni precarie di salute di Riina, le ragioni di sicurezza che prevalgono sulla necessità di cure in un luogo alternativo al carcere. La Cassazione non ha deciso alcuna scarcerazione di Riina e quando ha parlato di umanità non l’ha riferita a Riina ma ha espresso un concetto di carattere generale e cioè il diritto di tutti di poter morire in modo dignitoso. Siamo nel campo del diritto, non della morale o dell’opinione, e il diritto lo garantisce lo Stato sulla base della Costituzione e delle leggi per tutti, anche per i peggiori e atroci criminali come è Riina. Se il Tribunale confermerà, meglio dimostrandola, la perdurante pericolosità sociale di Riina, questi rimarrà in carcere e lì morirà come avvenuto un po’ di tempo fa per Provenzano.

Chiarito questo, rimane aperto un punto dal quale a mio avviso non si può sfuggire, pur rischiando di annegare nel fiume di disprezzo e di odio che sta subendo chiunque in queste ore pronunci parole diverse da “morte e la peggiore possibile”. Il punto è semplice: lo stato democratico punisce, non si vendica. La forza di uno stato democratico sta nel difendere regole e principi democratici a maggior ragione nei confronti di chi quei principi li ha messi sotto i piedi macchiandosi di reati atroci e odiosi. La forza di uno stato democratico sta nel rispetto della persona umana, a maggior ragione nei confronti di chi nella sua esistenza ha violato più volte il rispetto della vita e della umanità altrui. Per questo lo stato democratico è diverso dai criminali. Per questo abbiamo bandito la pena di morte dai nostri codici, per questo lo stato democratico non si vendica ma fa giustizia vietando, però, trattamenti disumani e degradanti, anche e a maggior ragione nei confronti di chi ha fatto della disumanità e della violenza cieca la ragione della propria vita.

Sarà il Tribunale a stabilire se le condizioni di salute di Riina sono compatibili o meno con il carcere, bilanciando la decisione in relazione alla esistenza della possibile persistente pericolosità sociale. Io continuo a ritenere che se le condizioni di una persona detenuta, anche per atroci delitti, sono terminali, lo stato democratico deve garantirle una morte dignitosa, marcando così in modo netto la differenza di comportamento tra chi rispetta le regole democratiche e chi le viola, tra lo stato di diritto e la legge del taglione.

 

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